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FLORINDA BARBUTO Psicologa Ph.D.
Psicologa ad indirizzo clinico e di comunità iscritta all’Albo degli Psicologi del Lazio (n. iscriz. 14679) dal 02/03/07 e Specializzata in Psicoterapia ad orientamento Pluralistico Integrato.

AMARE E SPIEGARE L’ARTE
ROMA, VITTORIANO. L’ ASSOCIAZIONE ‘LA MAGE’ RACCONTA ANDY WARHOL AI BAMBINI
di FEDERICA SBRANA per il VOMERE

Spiegare l’arte ai più piccoli, iniziarli al culto della bellezza, introdurli al mistero della creatività: si può.
A Roma, domenica 24 febbraio è avvenuto di nuovo con Andy Warhol, l’Associazione ‘La M.A.G.E.’ e un gruppo festante di bambini oscillanti fra i cinque e i dieci anni. “Tutto ebbe inizio con Titti (Lepore) e Barbara (Gilone)”, – si legge nel loro sito web arteperbambini.com – due laureate in storia dell’arte, due professioniste del bello, due mamme decise a trasformare una passione in professione. Era il 7 aprile del 1995 – ricorda Barbara – e al battesimo della nostra Associazione avemmo come madrina d’eccezione Rita Levi Montalcini. Dopo pochi mesi arrivarono il patrocinio del Comune di Roma, quello della Regione Lazio e del Ministero dei Beni Culturali. Sono trascorsi quasi 25 anni da allora, il mondo è cambiato, anche quello dei bambini, ma la nostra filosofia rimane la stessa: raccontare l’arte divertendo e divertendoci”. Il loro metodo assomiglia a quello che raccomandava e usava Mark Rothko, egli stesso insegnante d’arte per 20 anni davanti a platee di bambini e adolescenti di Brooklyn. Se l’arte è una forma elementare e spontanea di espressione, parte fondamentale dell’esperienza umana, come sosteneva Rothko, un dialogo con i più piccoli è non solo possibile, ma eticamente doveroso per favorire la loro crescita più completa ed armonica. “I bambini hanno idee ed emozioni che cercano costantemente di comunicarci nelle più diverse maniere, piangendo, ridendo, disegnando, giocando. – spiegava – Questo sforzo significa fare arte e ai bambini riesce naturalmente, con meno fatica rispetto agli adulti. Perciò bisogna coltivare e stimolare tale istinto fin dalla tenera età”. Rothko inseguiva l’ ‘intensità emotiva’ dell’espressività e se questa non si traduceva sempre nelle forme canoniche del ‘bello’ non aveva alcuna importanza, anche e soprattutto per un espressionista astratto come lui. Titti e Barbara la pensano nello stesso modo: quando consegnano ai bimbi seduti intorno ad un quadro matite e fogli bianchi, e li invitano a disegnare e a colorare, ispirandosi all’artista che stanno spiegando, divertendo e divertendosi, la consegna è tutta compresa nella più assoluta e profonda libertà: quella di trovare e specchiare se stessi nel tratto incerto o risoluto, ‘bello’ o impossibile, di una piccola mano, guidata semplicemente dal desiderio di rivelarsi. La capacità espressiva dei bambini è potente ed innata, ma anche molto fragile, spiegava Rothko. Inutile, dunque, e dannoso insistere con tecnicismi o pedanterie. Meglio assecondare l’impeto creativo, lasciar viaggiare la mente, volare l’immaginazione. E il prodigio si compie. Davanti al linguaggio e alle opere di Andy Warhol, domenica scorsa, Barbara ha sfidato la folla scomposta dei visitatori adulti, che riempivano le sale dell’esposizione, mantenendo sempre alte l’attenzione e l’emozione dei bambini a lei affidati. Risultato: l’incanto della scoperta. E dentro quella scoperta c’era tutto: la biografia di Warhol da Pittsburgh a New York, il mondo intero della moda, della pubblicità, dello spettacolo e della cultura racchiuso in quei decisivi 59 anni, il tema dell’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, il polimorfismo multimediale dell’estetica contemporanea, Marylin Monroe, i fiori di carta, Mao Tse Tung, il Vesuvio, Classius Clay, la Zuppa Campbell, il West, Mick Jagger, Giorgio Armani, la fotografia, la serigrafia, il camouflage, la pop art. Cose da adulti, si direbbe, ma anche da bambini, quando qualcuno gliele sa spiegare.
M.A.G.E. vuol dire Momenti Artistici Giocosi Educativi. L’Associazione ha un proprio laboratorio, lavora nelle scuole, nei musei o all’aperto. Innumerevoli le iniziative e le attività svolte a Roma nel corso dei suoi quasi 5 lustri di vita.
Nel cassetto, l’intenzione di creare ‘filiali’ in altre regioni, compresa l’amatissima Sicilia, cui Titti e Barbara sono ‘biograficamente’ legate a causa dei loro consorti, originari rispettivamente di Mazara del Vallo e di Modica. L’importante è – dicono, con l’entusiasmo nelle parole e negli occhi – continuare senza sosta a diffondere l’amore per l’arte.
Domenica, alla fine del pomeriggio, come sempre, Barbara ha raccolto le matite, i colori, ma anche gli sguardi e i sorrisi dei suoi speciali visitatori.
Fuori, in attesa, con Titti, nella luce e nel vento di Roma, un altro gruppo di bambini pronti a partire. Pronti a scoprire.

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